
Fratelli
e Sorelle
Il
Signore vi dia Pace
Nel
porgervi un caloroso augurio di Pace per l’anno 2007, in questo primo articolo,
vogliamo analizzare il termine “Minorità” che contraddistingue il Cammino
Francescano. “Minore” è un termine che oggi si comprende poco, poiché lo si usa prevalentemente per indicare un rapporto di
quantità: “questo è minore di quello - quello è maggiore di questo”. Ma Francesco trova il Significato di questa parola nel
Vangelo.
Facciamo
ritorno alla società in cui viveva il Poverello di Assisi. La storia del Diritto italiano divideva gli
uomini in tre classi: i Maggiori - i Medi - i Minori. Presto la classe dei medi
scomparve e restarono le classi dei Maggiori e dei Minori. Si parlava di
Cavalieri maggiori e Cavalieri minori, di consoli Maggiori e consoli minori.
Nell’Assisi del XII secolo i canonici di S. Rufino erano chiamati canonici
maggiori, mentre quelli di S. Maria erano i canonici
minori. Il giovane Francesco vive quindi in un periodo d tensione
socio-politica tra Maggiori e Minori e, quando nel 1174 l’Imperatore Federico I Barbarossa, per frenare
il potere dei Signorotti, invia le truppe di Cristiano di Magonza
e insedia nella Rocca di Assisi un suo parente per mantenere l’ordine dei
cittadini, passa poco tempo e scatta la rivolta. Nel 1198 i cittadini di Assisi assalgono la Rocca e i Signori sono costretti a
fuggire a Perugia. La situazione culmina nel 1202
nella battaglia di Collestrada a cui partecipa anche
Francesco che viene fatto prigioniero.
Se dal punto di vista socio politico
c’erano le due classi di Maggiori e Minori, facenti parte degli uomini liberi,
c’era una gran quantità di persone che non entravano nella classe dei Minori e
di cui non si teneva nemeno conto; erano i
dimenticati. I
-contadini rurali, i miserabili, i poveri, i malati, i mendicanti, i lebbrosi
ecc. Veniamo a conoscenza di queste persone dalle
Fonti Francescane. Infatti Francesco si rivolge
proprio a loro e li chiama Fratelli e Sorelle, anzi ne prova invidia perché
sono più vicini alla povertà di Gesù e della Madre
sua. Francesco va e si prende cura di loro seguendo le parole del Crocifisso: “ Francesco va e ripara la mia casa che va in
rovina”.
Quindi il termine “Minore” assume per
Francesco il significato di stare affianco agli ultimi, anzi di più, farsi
ultimo fra gli ultimi. Frà Tommaso da Celano ci fa un identikit di Frate Francesco: “piccolo di
statura, umile di spirito, minore per professione”, e Frate Francesco vuole che
anche i suoi frati siano Minori e servi di tutti. Ma prima di arrivare a dare
all’Ordine il nome di Frati Minori, il Poverello
passa da: “i Penitenti di Assisi”, poi “Poveri Minori”
per arrivare durante la stesura della Regola non bollata alla determinazione:
“Voglio che questa Fraternità si chiami Ordine dei Frati Minori”. Ed in effetti i primi frati si distinguevano per povertà,
umiltà e spirito di servizio verso gli ultimi. Giacomo da Vitry,
entusiasta, ci fa sapere che flotte di giovani: frati minori e sorelle minori
entravano nell’Ordine ed erano tenuti in grande
considerazione dal Signor Papa e dai Cardinali perché si affaticavano ogni
giorno per strappare le persone alla vanità del mondo e salvare le loro anime.
Il loro unico scopo era Vivere il Vangelo seguendo l’evangelista Mt., Quando Gesù dice:
“Se non diventerete come bambini.....”, Quindi la piccolezza e la minorità sono
caratteristiche fondamentali per entrare nel Regno dei cieli.
Al
primo posto ci sono dunque i piccoli, i minori ,
coloro che sono piccoli o non hanno nulla: i Poveri, i Bambini, i malati.....In
secondo luogo ci sono coloro che si fanno come bambini, che per umiltà si
abbassano a servi. Il cammino francescano è per coloro che
potendo essere grandi optano per il cammino della piccolezza, della
minorità, ed essere servi degli ultimi.
In
terzo luogo ci sono coloro che accolgono i bambini ed
i piccoli, cioè coloro ce fanno della minorità un segno di servizio e di
accoglienza.
In
questo contesto
il termine “Minorità” assume un significato nuovo che conduce chi fa suo
lo spirito di povertà, di umiltà, di minorità, a prendersi cura del fratello
sofferente, a camminargli affianco come il Samaritano che a sue spese soccorre
il fratello bisognoso, chiamati ad unire e non a dividere.
Sull’esempio
di Gesù servo che assume su di se i peccati del
mondo, venuto tra gli uomini a servire come nel racconto della lavanda dei
piedi fattaci dall’evangelista Gv.,
E dall’’evangelista Lc., in cui Gesù
dice: “io sto tra voi come colui che serve”.
Francesco
assimila quest’atteggiamento e si considera “piccolo e disprezzato” - “il più
piccolo tra i servi del Signore” - “servo e suddito di quanti abitano nel mondo
intero”. In questo spirito di minorità e di servizio nella Fraternità non
ci sono fratelli maggiori e minori ma
tutti sono uguali e fratelli tra loro, chiamati al servizio gli uni degli altri
ed all’amore fraterno, per cambiare i valori che guidano il mondo e riportare
il mondo a Dio che è l’unico ad essere Maggiore.
Il
Signore vi dia Pace
Mario Privitera